Misurare l’intelligenza degli edifici

Quali tecnologie definiscono un edificio "smart"? Esiste un indicatore: lo SRI L’UE ha provato a definire, con la direttiva 2018/844, “Energy Performance of Building Directive” (EPBD),...

Quali tecnologie definiscono un edificio “smart”? Esiste un indicatore: lo SRI

L’UE ha provato a definire, con la direttiva 2018/844, “Energy Performance of Building Directive” (EPBD), che cosa renda davvero intelligente un edificio, quali parametri devono essere monitorati e di conseguenza di che cosa bisogna dotarsi per essere “in regola”. L’articolo 8 prevede l’istituzione, entro il 31 dicembre 2019, di un sistema standard europeo facoltativo per valutare la predisposizione all’intelligenza dell’edificio, tramite l’indicatore “Smart Readiness Indicator” (SRI).

Per garantire efficienza e comfort, l’edificio e gli impianti che lo compongono devono essere in grado di adattarsi alle diverse esigenze richieste nel corso del tempo. Devono, quindi, rispondere al variare delle condizioni ambientali e delle necessità delle persone che occupano gli ambienti. Proprio questa capacità di adattamento è ciò che determina l’intelligenza dell’edificio.

I servizi che vengono analizzati sono divisi in 10 categorie: Riscaldamento, Raffrescamento; Acqua calda sanitaria;Ventilazione controllata;Illuminazione;Involucro dinamico;Gestione ottimale dei carichi;Generazione energia da fonti rinnovabili;Ricarica elettrica dei veicoli; Monitoraggio e controllo.

Per ciascun servizio vengono definiti più livelli funzionali. I risultati dell’analisi dipendono dagli effetti ottenuti da ciascuna funzione, questi si dividono in otto criteri di impatto: energia risparmiata, flessibilità della rete e dell’accumulo, comfort, convenienza, salute, manutenzione e informazioni per gli occupanti.

Il risultato ottenuto dalla valutazione è una percentuale che esprime quanto vicino (o lontano) è l’edificio alla massima smart readiness.